| Tipologia | traversata |
|---|---|
| Località di partenza | Villanova |
| Comune | Bobbio Pellice |
| Dislivello | 3755 m |
| Quota massima raggiunta | 2682 m |
| Lunghezza | 55 km |
| Difficoltà | OS (difficile) |
| Difficoltà scala toponeige | 3.1 |
| Grado di esposizione | E1 |
Particolarità
Quella qui presentata è una proposta di raid a sci primaverile, effettuabile in più giorni attraverso le valli Pellice, Germanasca e Chisone, con un meritevole sconfinamento in terra francese. La linea qui proposta nasce da attente riflessioni: al fine di stabilire quale itinerario seguire abbiamo ragionato in merito alla disponibilità dei punti d’appoggio fruibili in stagione scialpinistica, considerato l’accessibilità stradale dei punti di partenza e arrivo delle tappe, valutato la possibiltà di ritirata a fondo valle in caso di condizioni avverse e, al fine di rendere la traversata fruibile dal più alto numero di persone possibile, abbiamo cercato di pensare a tappe non troppo selettive in termini di livello tecnico richiesto e dislivello da percorrere. Considerati questi aspetti, la linea da noi proposta può essere integrata e variata a piacimento, a seconda del proprio allenamento, delle difficoltà ricercate e delle condizioni. Quello presentato è un itinerario puramente di traversata, del tutto sciistico e che, così come presentato, non giunge su alcuna vetta. Deviando di poco dal percorso, in corrispondenza dei colli dell’Urina e della Valletta, sarà comunque possibile salire, senza troppo dislivello ulteriore, le cime della Mait d’Amunt e dei Lungin, montagne di grande interesse sciistico e non così frequentate. A prescindere dall’intenzione di raggiungere queste o altre vette limitrofe, si consiglia di portare comunque con sé piccozza e ramponi. Questa traversata prevede un trasferimento in auto da Prali a Rodoretto (il collegamento sciistico tra queste due valli non è generalmente percorribile a sci in stagione primaverile), che occorre programmare con anticipo.
Tappa 1. Villanova – Rifugio Jervis
Descrizione
Dislivello: 467 d+
Quota massima raggiunta: 1.732 m
Lunghezza: 5 km
Difficoltà: MS (facile)
Tappa di avvicinamento, che permette di godere dell’ospitalità del rifugio e di partire alle prime luci per la tappa successiva, sovrastata da imponenti versanti esposti a est. Attenzione: l’accesso alla Conca può essere molto rischioso in caso di pericolo valanghe, anche se molto facile!
a-b: Attraversando l’abitato di Villanova (1.225 m) si prende a seguire la mulattiera del Colle della Croce che, dopo aver passato il Rio Crosenna, costeggia con stretti risvolti le balze rocciose di Mirabucas per immettersi, presso il sito del Forte di Mirabuc, sulla pista forestale che da Villanova sale al Prà. Si segue tale pista e, toccati il Pian del Pis e il Pian dei Morti, ci si porta sotto al Colle della Maddalena (1.737 m), vera e propria porta d’accesso al Prà, che si scavalca agevolmente per raggiungere, con leggera e breve discesa, sia il Rifugio Willy Jervis che l’Agriturismo La Ciabota.
In alternativa, da Villanova, proseguendo lungo l’ampia strada, con un lungo tornante ci si innalza ad attraversare il rio Pissai (è il rio che forma la bella cascata all’ingresso del borgo) a quota 1.350 e poi, proseguendo per la pista forestale, il rio Crosenna a quota 1.450 circa. Di qui, con percorso pianeggiante si attraversano i prati di Mirabucas e quindi si raggiunge il sito del Forte di Mirabuc, dove si incrocia l’itinerario principale. Questo percorso è molto più lungo del primo ma, ovviamente se innevato, decisamente più sciistico.
Tappa 2. Rifugio Jervis – Le Roux
Descrizione
Dislivello: 1.073 d+; 1052 d-
Quota massima raggiunta: 2.523 m
Lunghezza: 15,5 km
Difficoltà: MS (facile)
Difficoltà scala Toponeige: 2.1
Grado di esposizione: E1
b-c: Dal Rifugio Jervis, puntare in direzione nord-ovest e imboccare una stradina che, superata una prima mianda (con una meridiana ben visibile sulla facciata) diviene via via più stretta fino a diventare un sentiero: seguire quindi fedelmente questa traccia (il sentiero estivo n. 119 per il Colle dell’Urina). Sempre seguendo il sentiero si passerà nei pressi delle Grange del Pis a quota 1.904 m (senza raggiungerle). Continuare fino a pervenire alla località Barricate a quota 2.060 m circa: qui è necessario, superato un valloncello perdendo alcuni metri, risalire per attraversare un colletto con ancora ben visibili resti di fortificazioni militari.
c-d: Superato il colletto, si perde nuovamente quota per alcuni metri e si prosegue attraversando in mezza costa diversi valloncelli più o meno marcati, fino ad entrare nella Comba dell’Urina. Si continua quindi sul fondo della Comba, salendo in direzione nord-ovest fino a una sorgente, spesso coperta dalla neve, chiamata il Fontanone (a quota 2.354 m). Attenzione: il tratto compreso tra le Barricate e il Fontanone è soggetto a forte pericolo valanghe!
d-e: Superato il Fontanone, ormai fuori da pericoli oggettivi di rilievo, si può proseguire senza possibilità d’errore fino al Colle dell’Urina, ormai prossimo. Viene però qui indicata una breve, quanto meritevole, deviazione: superato il Fontanone e giunti sui piani a quota 2.400 m circa, piegare decisamente a sinistra (direzione sud-ovest) e cominciare a risalire le dolci ondulazioni tra i grandi massi compresi tra la Piatta Bornia, a sinistra e la parete est del Palavas, a destra. Puntare alla cresta spartiacque con la Francia, nei pressi del Colletto del Palavas, dove sorge il Bivacco Salvasera circa a quota 2.600 m, già visibile appena ci si innalza dal fondo del Vallone dell’Urina. Da questo piccolo gioiello posto sul confine italo/francese è possibile godere di una pausa e della vista mozzafiato sulla Val Pellice, sul vicino Palavas con i suoi torrioni, sul Queyras e sul Monviso.
e-f: Dai pressi del bivacco, eventualmente senza nemmeno spellare, puntare nuovamente al fondo del Vallone dell’Urina e, seguendone il fondo in direzione nord-ovest, giungere al Colle dell’Urina (2.523 m). Di qui, con circa 300 metri di dislivello si può raggiungere la vetta della Mait d’Amunt (2.802 m), altrimenti, la traversata continua sul lato francese.
f-g: Scendere sul versante francese, seguendo l’ameno vallone del Torrent d’Urine, privo di pericoli oggettivi e seguendo sempre la traccia del sentiero estivo, costeggiando il versante sud-occidentale dell’Eypiol. Con un ultimo tratto in un bel bosco di larici si giunge all’abitato di Valpréveyre, a quota 1.860 m circa. Di qui è possibile godere della vista del versante nord-occidentale del Palavas (sulla carte francesi indicato come Tête du Pelvas) e del versante occidentale del Bric Bucìe (sulle carte francesi indicato come Bric Bouchet).
g-h: Di qui, seguendo la strada D441 (Route de Valpréveyre), spesso innevata, si giunge all’abitato di Le Roux, dove è possibile pernottare presso l’ottimo Gîte d’étape “Le Cassu”.
Tappa 3. Le Roux – Prali
Descrizione
Dislivello: 951 d+; 1216 d-
Quota massima raggiunta: 2.658 m
Lunghezza: 17 km
Difficoltà: BS (medio)
Difficoltà scala Toponeige: 2.2
Grado di esposizione: E1
h-i: Da Le Roux, seguire la strada in direzione nord, senza salire verso la località Pré Roubaud, ma mantenendo la via a mezzacosta, fino ad incontrare la piccola Chapelle St. Antoine, appena superata la quale, va presa la strada in salita verso destra.
i-l: Continuare agevolmente sulla strada che man mano compie un lungo arco verso destra, entrando nell’ampio e dolce vallone del Torrent du Col St. Martin e, superata l’intersezione con la strada che scende da Pré Roubaud, continuare sul versante esposto a nord in un bel bosco di larici con ampie radure. Puntare al Col d’Abries (sulle carte francesi indicato come Col St. Martin), ben identificabile sul filo di cresta per il pinnacolo roccioso che lo delimita alla sua sinistra. Raggiungere quindi il Col d’Abries (2.658 m), senza itinerario obbligato.
l-m: Dal Col d’Abries, scendere direttamente su pendenze abbastanza sostenute, seguendo il vallone, fino a transitare nei pressi della strada che serve il Rifugio Lago Verde, a quota 2.400 m circa. Da qui sono possibili due percorsi: in caso di scarso innevamento si può puntare verso Bout du Col seguendo a grandi linee il percorso della strada, valutando la possibilità di sciare sui residui di valanga dell’Eitragoulòou (come descritto nell’itinerario per la Punta Cerisira), oppure, se le condizioni della neve lo consentono, proseguire come descritto e come indicato in traccia GPX.
m-n: Seguire il percorso del rio, continuando anche quando questo si addentra nella caratteristica gorgia (nota come Canale a Y). L’ambiente è bellissimo in questo tratto, ma occorre prestare attenzione alle contropendenze, ai passaggi obbligati e considerare che la caduta in certi punti potrebbe esporre al rischio di finire in acqua! In questo punto non esistono vie di fuga, occorre percorrere il tratto fino in fondo. Proseguire fino a uscire dalla gorgia e discendere, ormai su pendenze modestissime, l’ampio fondovalle fino a quota 1.780 m.
n-o: Risalire brevemente sulla destra orografica e raggiungere la strada che sale da Bout du Col (1.698 m). Scendere lungo questa, in direzione Ribba e continuare fino alla borgata di Giordano (1.497 m). Di qui, seguendo la pista di fondo, in breve si giunge a Ghigo di Prali (1.460 m).
Tappa 4. Rodoretto – Pragelato
Descrizione
Dislivello: 1300 d+; 1100 d-
Quota massima raggiunta: 2.685 m
Lunghezza: 20 km
Difficoltà: OS (difficile)
Difficoltà scala Toponeige: 3.1
Grado di esposizione: E1
Questa tappa prevede un trasferimento in auto da Prali a Rodoretto (il collegamento tra queste due valli, attraverso la Colletta di Galmount, non è generalmente percorribile a sci in stagione primaverile), che occorre programmare con anticipo.
o-p: Dal tornante, a quota 1.420, che la strada di accesso compie poco prima di entrare nella frazione Ciai di Rodoretto, si prende a percorrere la strada di fondovalle e attraverso le disabitate borgate di Campo del Clot, Arnaud, Rimas (possibili tagli dei tornanti in un paio di punti) si raggiunge Balma, esteso e recentemente ripristinato insediamento estivo a quota 1.710 m. La strada di fondovalle è esposta alle enormi valanghe che si staccano dai pendii del lato sinistro orografico del vallone, ragion per cui, come per tutti gli itinerari di questo angolo della val Germanasca, il percorso è da evitare con condizioni non sicure. Da segnalare inoltre che, una volta scese le valanghe, i blocchi che talvolta ostruiscono la strada possono rendere complicato e acrobatico il superamento di alcuni impluvi.
p-q: Da Balma, a quota 1.710 m, onde abbreviare il percorso d’avvicinamento, anziché proseguire lungo la strada sino alle successive bergerie della Balma poste a quota 1.883 (opzione comunque percorribile), ci si innalza un poco sulla destra della valle, salendo in direzione sud-ovest per prati e superando alcuni impluvi, spesso intasati da residui di valanghe, sino a intercettare il canale formato dal rio della Comba Scura, poco più a valle delle citate bergerie della Balma.
q-r: Da qui, sono possibili due opzioni, le quali si ricongiungono all’incirca intorno ai 2.200 m di quota:
1) se le condizioni di innevamento e di sicurezza (anche in funzione del torrente che scorre nella gorgia) lo consentono, è possibile risalire direttamente la gorgia-canale denominata Comba Scura che, stretta nei primi 100 metri di dislivello, più in alto si apre a ventaglio sino a sfociare sui soprastanti pendii;
2) in alternativa, volendo evitare la risalita della gorgia, è anche possibile oltrepassare il rio della Comba Scura e continuare a traversare in leggera ascesa in direzione sud-ovest, sino a portarsi, poco a monte delle bergerie della Balma, sui ripidi pendii boscosi che formano il fianco destro orografico della Comba Scura. Ricercando il passaggio più agevole tra le balze (esposto), e sfruttando anche il tracciato del sentiero n. 213, si risalgono tali pendii per poi riportarsi gradualmente verso la Comba Scura, a cui ci si ricongiunge dopo un ultimo traverso verso destra all’incirca intorno ai 2.200 m (questa seconda opzione è meno consigliabile in discesa).
r-s: Si continua quindi a salire per pendii sostenuti in direzione nord-ovest sino a quando, a quota 2.500 circa, si intercetta un bel valloncello sospeso, esposto a nord-nordest, posto tra il monte Pignerol e il monte Lungin. Piegando a sinistra, si prende a salire lungo l’evidente valloncello che, con un’ultima rampa più ripida, adduce all’evidente colle della Valletta (2.690 m).
s-t: Dal Colle della Valletta, è possibile raggiungere la vicina vetta dei Lungin, aggiungendo circa 230 m di dislivello, altrimenti si può scendere direttamente dal colle seguendo l’ampio vallone, perfetto per lo sci, fino intersecare il fondo della lunga Val Troncea a quota 2.200 m circa.
t-u: di qui, seguire il solco della Val Trocea nella sua interezza, superando la Bergeria del Mey (2.047 m) e proseguendo, prima su sentiero, poi su strada oltre il bivio per il Rifugio Troncea (alcune brevi risalite). Continuando, si passa a fianco a Rifugio Mulino Laval e di qui, in breve si giunge a Pattemouche (1.598 m) nel comune di Pragelato, meta finale della traversata.
Se ancora si avesse voglia di viaggiare con gli sci, è possibile continuare effettuando la traversata Pragelato-Laux per i Colli del Pis e dell’Albergian, qui descritto come Giro dell’Albergian.
[Eugenio Martina]





































